lunedì 23 luglio 2012

FATICA, ORGOGLIO E CORAGGIO.


Sono i tre sostantivi del titolo gli ingredienti che mi hanno permesso di chiudere il mio sesto campionato italiano al 5° posto.       
Ora, cari amici, se avete voglia ascoltate la mia storia, la storia della mia gara e dei miei ultimi 4 giorni. 

L'avvicinamento a questo appuntamento è stato praticamente perfetto, la mia forma è cresciuta in modo regolare fino al mese di luglio. Mai una gara con cattive sensazioni, mai una giornata storta. 
Invece giovedì mentre provavo il percorso a Lugagnano dopo qualche giro sono caduto male sulla "sassaia" e quando mi sono rialzato ho visto il pollice della mia mano destra piegato all'indietro, mi è venuta una fitta al cuore (più per la delusione e per la rabbia che per il dolore). Ho tirato su la mia Flash e sono sceso con le lacrime agli occhi verso il camper e poi subito all'ospedale per fare una lastra. Iniziavo a sentire anche il dolore alla gamba sinistra per la botta quando il medico mi ha detto che il dito era "solo" lussato. Insomma alla fine me lo voleva steccare, ma un non-ciclista non può capire cosa significhi dover rinunciare a un campionato italiano per un atleta. Così ho comprato un tutore per il dito e sono stato a riposo venerdì e sabato mettendo del ghiaccio sia sulla gamba che sul dito nella speranza di poter comunque correre domenica. I miei amici Matteo, Martina e Chiara ma anche mio fratello, i miei genitori e mio zio Alberto sono riusciti in modo sorprendente a farmi tornare il sorriso ed a convincermi che nulla era ancora detto. Il problema più grande era riuscire a cambiare marcia visto che a ogni cambiata sentivo una fitta al dito. Sabato sera sono tornato in bici per vedere come rispondeva il fisico ai vari salti e passaggi tecnici del percorso e sono rimasto sorpreso da come riuscivo lo stesso a guidare la bici. Il dolore però era forte sia nella legnaia sia nei due salti e non riuscivo a guidare il mio fulmine al 100%. 
Inoltre alla fine del giro di prova il dito faceva un pò male e la gara prevedeva 6 tornate. 
Invece la domenica mattina mi sono alzato e per mia fortuna il dolore alla gamba era quasi svanito e il dito stava un pò meglio. Ma dentro avevo una rabbia incredibile, non riuscivo a non pensare ai 5 mesi di lavoro fatti fino ad ora: uscite sotto la pioggia, mezzi pomeriggi di studio sacrificati (eheh) e allenamenti sotto un sole torrido su e giù per una salita. 
Dei minuti in cui ero in griglia ricordo il silenzio che regnava su tutto. La concentrazione e la tensione erano al massimo e stare in prima fila mi caricava le gambe di voglia di spingere fino alla fine. Poi uno sparo e una partenza ottima, finisco il lancio e sono terzo, il dolore si fa sentire ma è ancora sopportabile. Stringo i denti e cerco di spingere il più forte possibile in salita visto che in discesa perdo terreno e sono costretto a non passare dalla sassaia ma ad allungare per la via alternativa perdendo a ogni passaggio secondi preziosi. Perdo posizioni e il dolore mi ferma, mi ritrovo di colpo in nona e decima posizione e inizio a pensare di portare all'arrivo la mia bici e basta. 
Ma al 5° giro si riaccende la lampadina, le gambe iniziano a girare di nuovo bene e quasi per miracolo cambio marcia senza neanche pensarci perchè l'adrenalina mi fa passare il dolore al dito. Così all'ultimo giro attacco e mi riporto sul gruppetto che combatte per il terzo gradino del podio, ne passo uno, due, poi un altro ancora e mi ritrovo in 5° posizione. Spingo più forte che posso fino alla striscia bianca che significa fine, dopo sei giri intensi fatti ad una velocità spaventosa. Sono 5°, a 22 secondi dal podio.
Il più veloce è stato ancora una volta Schmid, primo con una gara pazzesca. La maglia tricolore è sua e se la merita. Grande. 
Secondo è Bertolini, gran gara anche per lui, l'unico capace di impensierire Beltain.
Terzo Fumarola, una bella gara anche per lui, il più furbo, scaltro e forte in questo finale di gara indeciso. 
Quarto Rossi, ha avuto un grande cuore e ha dimostrato di essere un combattente fino alla fine recuperando tantissimo.
Quinto io, ancora una volta felice per come sono riuscito a trasformare in possibile ciò che tre giorni prima sembrava irrealizzabile. 

Non è ancora finita, giovedì partirò con la Nazionale per l'ultima prova di Coppa del Mondo in  Francia e, potete scommetterci, darò l'anima. 
Rock on.



Jack






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